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Una chiacchierata con Maddalena Vantaggi tra arte, lavoro, studi e passioni….

Inauguro oggi una nuova sezione del mio blog.

Più che una rubrica di interviste, questa sezione vuole essere uno spazio informale  per conoscere  o riscoprire nuovi amici che hanno qualcosa di interessante da dirci.

Credo fermamente che il potere della rete stia proprio in questo: nella possibilità di farci conoscere, scoprire e apprezzare ogni giorno nuovi compagni di strada.

Come prima intervista pubblico con piacere una chiacchierata con Maddalena Vantaggi, giovane designer eugubina reduce del successo della mostra di(af)fetti

Ciao Maddalena, ti abbiamo appena visto all’opera con la mostra di(a)ffetti, come nasce questa iniziativa?

Ho iniziato a lavorare a di(af)fetti nell’aprile 2010, quando mi chiamarono ad esporre al Festival dell’Artigianato di Firenze con un progetto di design autoprodotto. Da tanto volevo realizzare una nuova linea di ceramiche ma invece di produrle ex-novo, pensai che poteva essere interessante – e più sostenibile – recuperare quelle difettose che le botteghe buttano via. Sapevo infatti che si deve pagare una tassa a peso per smaltirle, poiché la ceramica è un rifiuto speciale. Quindi “affezionandomi” proprio ai difetti (il nome di(af)fetti è un gioco di parole tra “affetti” e “difetti”) di questi pezzi recuperati dalle botteghe eugubine (Ceramiche Rampini e Ceramiche Cerbella), ho creato una linea di oggetti in cui è proprio il difetto, l’asimmetria, l’imperfezione che generano nuova bellezza. Queste ceramiche quindi ci ricordano che un difetto, se rielaborato, può diventare una potenzialità. E ci rincuorano un po’ in un mondo patinato, che punta alla perfezione, soprattutto estetica. Infine, come la maggior parte dei miei progetti, di(af)fetti ha anche un risvolto ecologico poiché diminuisce, seppur in piccola parte, la quantità di rifiuti da smaltire e promuove la pratica del riciclo e del riuso. Inaspettatamente il progetto a Firenzae ha avuto successo. L’ho quindi riproposto al Multimedia Art Festival di Fermo e con Gabriele Tognoloni anche a Gubbio. E proprio in questi giorni il Design Boom Mart li ha selezionati per il Salone del Mobile di Stoccolma. Quindi a febbraio volerò in Svezia per presentare il progetto. Mi piacerebbe fare di di(af)fetti un format in cui coinvolgere di volta in volta artisti e designer diversi, pronti ad affezionarsi ai difetti delle ceramiche…

Ma chi è Maddalena Vantaggi?Raccontaci di te

Da quando sono nata sono artisticamente iperattiva. Ho sperimentato un po’ tutte le forme d’arte, compresa la danza e il teatro. Esprimermi creativamente è il mio unico modo di trovare un posto nella società. E cerco sempre di non prendere la cosa alla leggera, di riconoscere la mia responsabilità di progettista. Io dico che la creatività è uno strumento potentissimo che va maneggiato con cura poiché permette di introdurre nella realtà nuove entità che possono apportare cambiamenti nelle dinamiche sociali. E’ inoltre chiaro che Maddalena è ciò che crea. La mia vita è fonte di ispirazione dei miei progetti, ma me ne accorgo solo a posteriori! Solitamente quando creo o progetto infatti vado molto d’istinto…

Sei abituata da anni a studiare e lavorare girando il mondo. Che significa, per te, esporre a Gubbio?

Esporre a Gubbio è un po’ come “partorire” in pubblico. A Gubbio non ci sono segreti e tutto quello che fai ti rimane appiccicato addosso. A volte è stressante, soprattutto la parte della “preparazione”. Poi, una volta presentato il lavoro al pubblico, succede qualcosa di stupendo: amici, parenti e anche qualche sconosciuto (non facile da trovare a Gubbio) mi ringrazia per l’emozione che sono riuscita a suscitare o per la riflessione che ho stimolato. Gubbio è una città piena di paradossi, meravigliosa per quanto complicata, soprattutto per chi lavora nel mio settore, quindi la soddisfazione di riuscire a dialogarci mi rende sicuramente felice. Ed è una indubbia palestra di vita…  a volte infatti credo sia più facile scappare in una grande città dove già il tuo linguaggio è codificato. Gubbio, soprattutto nel mio caso, è un “terreno vergine”. Ostico sì ma anche tutto da esplorare.

In cosa consiste il tuo lavoro?

Il mio lavoro è stato definito dagli “esperti” concept design oriented. Ovvero progetto oggetti non tanto per la loro funzione quanto per il messaggio concettuale che essi introducono una volta inseriti nel contesto sociale. In questo modo posso lavorare in contesti ibridi,  esplorare i limiti tra design, grafica e arti visive, discipline che mi permettono di arricchire il mio progetto andando oltre la semplice funzionalità. Inoltre ho fondato con le mie colleghe Maria Zanchi e Roberta Bruzzechesse, un collettivo artistico Publink, con il quale realizziamo progetti di arte pubblica tra cui Rifiuto Con Affetto che mi ha dato moltissimo (www.rifiutoconaffetto.it). Per esprimere anche la mia parte più intima e soggettiva, lavoro da 5 anni anche nel campo della video arte, soprattutto grazie al supporto della curatrice romana Manuela Pacella che ha creduto subito in me e nella mia “schiettezza”, portandomi ad esporre in contesti quali il Festival di Ravello con Bonito Oliva. Infine lavoro anche nel campo della grafica, sia editoriale che coordinata… diciamo che cerco di mettere a frutto a 365 gradi le mie potenzialità creative.

Basta parlare pochi minuti con te per comprendere che a muovere tutto c’è una grande passione. Ma la passione da sola basta?Quanto è importante per te?

La passione è indispensabile ma non sufficiente. E’ un po’ come in una storia d’amore: si può vivere una attrazione smisurata verso una persona ma poi, quando devi viverci e confrontarti nelle piccole cose della quotidianità, le cose cambiano e la storia rischia di non dare frutti. La passione secondo me è il punto di inizio, è la spinta che ti indica la direzione da prendere. Poi quella direzione va mantenuta… e ci vogliono tanti compromessi.

Che consigli daresti ad un giovane che vuole iniziare a muoversi nel mondo del design?

Guardarsi intorno, viaggiare ma non ripudiare le proprie radici. Essere aperti a tutto ma non diventare relativisti (come accade spesso a me…). Prendere il buono anche dalle esperienze più negative che ci aiutano ad essere più forti e a capire come dare il meglio. E trovare un campo nel quale ci si sente a proprio agio. Il design oggi ha mille sfaccettature. Io ad esempio ho capito subito che non mi interessava disegnare macchine o ferri da stiro e ho preso subito una direzione abbastanza precisa. Questo è importante. Ovviamente però, bisogna continuare a dare un occhio anche a tutto il resto…

Secondo la tua esperienza, cosa è indispensabile, oggi, per realizzarsi nel mondo del lavoro?

Lottare per creare le condizioni per cui sia possibile fare ciò che si adatta alle nostre potenzialità. Io dico sempre che un lavoro per me non esisteva e me lo sono inventato. Di sicuro non sguazzo nell’oro, ma per ora vado avanti e senza rimpianti, perché so che sto facendo ciò che desidero, che meglio mi si adatta e col quale posso dare il massimo. Poi si vedrà…